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THINKING ABOUT FASHION, GLAMOUR AND STYLE

IL QUARTO SESSO

17/09/2015
Non sappiamo se il nuovo corso impresso da Alessandro Michele per Gucci sia in grado di interpretare correttamente e di valorizzare l’identità stilistica della maison fiorentina – anche se noi abbiamo forti dubbi in merito. La nostra curiosità si rivolge soprattutto al modo in cui il nuovo direttore creativo affronta progettualmente il tema dell’identità di... / READ MORE /

Non sappiamo se il nuovo corso impresso da Alessandro Michele per Gucci sia in grado di interpretare correttamente e di valorizzare l’identità stilistica della maison fiorentina – anche se noi abbiamo forti dubbi in merito. La nostra curiosità si rivolge soprattutto al modo in cui il nuovo direttore creativo affronta progettualmente il tema dell’identità di genere nel fashion.

Il mix linguistico uomo/donna è vecchia questione, ma Michele, oltre ad agire su una piattaforma decisamente tradizionalista, sembra creare non una moda unisex, ma un codice meta-sessuale: direttamente da un ipotetico mondo di intellettuali squattrinati della Rive Gauche, creature diafane ed esangui, al di fuori di ogni connotazione di genere.

Nemmeno l’immaginario gay ha mai adottato queste metafore. In passato, nell’osmosi tra maschile e femminile, i risultati visivi hanno sempre ricomposto l’idea del sexy.

La collezione autunno-inverno 2015, preparata in tempi velocissimi dopo la defenestrazione di Frida Giannini, ha il solo merito di lanciare un contributo espressivo molto chiaro e nuovo, ma senza essere all’altezza di un marchio storico come Gucci.

The fourth sex – We do not know if the new course stamped by Alessandro Michele for Gucci is able to correctly interpret and enhance the stylistic identity of the Florentine maison – even if we have strong doubts about. Our curiosity is aimed primarily at the way the new creative director faces projectually the theme of gender identity in fashion.

The language mixing man/woman is old question, but Michele, as well as acting on a platform very conservative, seems to create not a unisex fashion, but a meta-sexual code: directly from a hypothetical world of penniless intellectuals of the Rive Gauche, diaphanous creatures bloodless, outside of any gender connotation.

Not even the gay iconography has never adopted these metaphors. In the past, in the osmosis between masculine and feminine, the visual results have always reassembled the idea of “sexy”.

The autumn-winter 2015 collection, prepared in fast times after the defenestration of Frida Giannini, has just the merit to launch a expressive contribution very clear and new, but without being at the height of a historic brand like Gucci.

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