Qualche anno fa, in occasione del rilancio del marchio Vionnet, si pose il problema della riconoscibilità di uno stile dopo decenni di interruzione. Osservando la collezione per la stagione autunno-inverno che sta per iniziare, i risultati sono convincenti.

Il team Vionnet, capitanato da Goga Ashkenazi, va innanzitutto alla ricerca di una diversità rispetto al panorama della moda contemporanea – operazione assai difficile – pur adottando codici completamente trasformati. E poi – sfida ancor più complessa – evita i cliché che normalmente caratterizzano una singola collezione.

Insomma, la collezione di Vionnet è estremamente variegata, ricca di idee e di soluzioni. Ma tutto è riconducibile all’inventiva della fondatrice. In modo inconfondibile.

Tagli asimmetrici, intersezioni, ricami sono manipolati in modo sapiente e libero, come avrebbe voluto Madame Madeleine. Nessun vincolo cromatico (anche se i toni sono spenti) ma abbinamenti disinvolti. Insomma, rivive l’afflato innovatore e progressista della Parigi anni ’30.

The challenge of diversity – A few years ago, on the occasion of the relaunch of the Vionnet brand, it poses the problem of the recognition of a style after decades of interruption. Observing the collection for autumn-winter season about to begin, the results are convincing.

The Vionnet team, led by Goga Ashkenazi, should first be looking for a diversity compared to the panorama of contemporary fashion – operation very difficult – despite adopting completely transformed codes. And then – even more complex challenge – avoids the clichés that normally characterize a single collection.

In short, the Vionnet collection is extremely diverse, rich in ideas and solutions. But all is due to the inventiveness of the founder. In an unmistakable way.

Asymmetric cuts, intersections, embroideries are handled in a wise and free way, as Madame Madeleine should want. No chromatic constraint (although the tones are dark and soft) but casual combinations. In short, he relives the innovator and progressive inspiration of Paris’ 30s.